Ponti – 2012

Ponti – Clean ed. 
Il ponte, nella tradizione più antica, è lo strumento attraverso il quale non solo si traghettano da un luogo all’altro uomini e cose, ma soprattutto si sceglie di abbandonare un posto per esplorare altri mondi attraverso i quali si potrà cercare di svelare l’ignoto.
A un certo punto della mia vita, mi è parso che il progetto di architettura, dell’architettura della forma dei contenuti, avesse bisogno di liberarmi dagli stereotipi che mi hanno guidato fin qui, portandomi ad esplorare una funzione che mi ha sempre affascinato e per la quale la storia del linguaggio ha avuto un peso relativo, se non attraverso un rigoroso collegamento tra struttura e forma. Non per niente uno dei pezzi più interessanti del padre della tettonica è stato Otto Wagner, con la sua chiusa di Nussdorf.
In effetti con l’acciaio, a parte alcuni pezzi eccellenti progettati nell’800 da grandi ingegneri come Stephenson ed Eiffel, di recente è stata realizzata una nuova tipologia basata sull’unione di c.a. e stralli in acciaio, sistema che di fatto ha modificato radicalmente la forma di queste strutture.
Basandomi sull’esperienza di grandi strutturisti – architetti ho provato a cimentarmi con queste nuove tecniche, progettando strutture pedonali con luci di ottanta metri.
Con le scarse conoscenze strutturali, almeno per quanto riguarda grandi strutture e senza committenza, il rischio era quello di progettare prototipi senz’anima, ma rendendo solo possibile ottenere una certa qualità della forma che avesse “l’aspetto” di una reale struttura. E questo ha rappresentato il vero rischio, cercando di lasciare il meno possibile alla “fantasia”, ma partendo dalle nozioni statiche apprese in tanti anni. Questo approccio mi ha consentito di evitare strafalcioni e di mantenere il danno entro limiti accettabili.
D’altra parte il fascino della scoperta de “l’Infinito” è stata talmente grande per un architetto, da offrirgli il coraggio di esplorare le forme che l’esperienza ha dato alla nostra cultura dell’armonia.
Leopardi, grande architetto della mente, ci chiede uno sforzo che ho sempre considerato essenziale :immaginare che, dall’altra parte di ogni impedimento che si frappone fra noi e l’infinito, ci sia il luogo della nostra immaginazione, mettendoci nella condizione ideale per dare visibilità al nostro pensiero. Il ponte come la siepe, ci proietta verso luoghi sconosciuti, verso realtà delle quali ipotizziamo soltanto l’esistenza.
Nicola Pagliara

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