Divieti in Architettura – 1985

I. La prima cosa che non si può fare è pensare che l’Architettura sia estranea dal mondo che ci circonda, pensare cioè che i suoi problemi si risolvano dentro lo specifico. L’Architettura si pensa ed esiste in funzione del mondo e delle culture e si configura solo dentro di esse.

II. La seconda cosa che non si può fare è modificare i contenuti. Chi credesse che l’Architettura è forma sarebbe in errore, essa è solo “espressione”, quindi esiste in rapporto dialettico con la sua sostanza.

III. La terza cosa che non si può fare è pensarla senza struttura, come forma del comportamento. Perché essa è parzializzazione della natura, non solo ne è parte, ma si esprime attraverso le sue naturali leggi.

IV. La quarta cosa che non si può fare è di imitare la storia. La storia è la sostanza portante dell’architettura, ma non è il suo linguaggio. Pertanto l’architettura non può essere storicistica, ma dovrà essere storica.

V. La quinta cosa che non si può fare è di utilizzare la struttura come forma della immagine: la struttura aiuta a mistificare lo spazio, che attraverso si definisce.

VI. La sesta cosa che non si può fare è prescindere dalla natura del materiale. Chi pensasse ad una architettura senza definire il materiale di ogni singola parte, sarebbe già in errore, anche la “falsificazione” della “natura” deve essere espressa tempestivamente nella definizione del progetto, in modo che tutte le parti risultino tra loro omogenee.

VII. La settima cosa che non si può fare è pensare di rappresentarla attraverso la funzione: la funzione aiuta la disposizione organica dell’insieme, ma resta parziale e sconnessa dall’unità. E’ solo attraverso la soluzione metafisica dei nodi funzionali, che si risolve lo spazio e questi incidono con una “sequenza relativa” sull’immagine dell’intero sistema.

VIII. L’ottava cosa che non si può fare è credere nell’unità stilistica: essa, rappresentando il sistema dei comportamenti dissociati dalle parti, resi attraverso “ricordi” della qualità strutturale, si organizza per contrapposizioni, negando ogni “monotonia” linguistica.

IX. La nona cosa che non si può fare è credere nella simmetria come ripetizione o ribaltamento: la simmetria è solo la componente tautologica dei pesi strutturali, dentro i quali ogni parte si rappresenta autonomamente. Simmetrico è al contrario tutto quanto realizza un baricentro ottico, intorno al quale il sistema risulterà in movimento nello spazio.

X. La decima cosa che non si può fare è di credere che il problema dell’architettura si risolva nella sola verifica dei nove punti precedenti. Essa racconta come un libro o una novella la storia del tempo in cui è stata prodotta. Perciò ammicca al futuro attraverso le sue intime logiche perverse. Cioè in essa non si può prescindere dalla “nonazione” e dai ricordi. Questi per loro natura non essendo i ricordi del reale, né la realtà strumentale dei ricordi sono a loro volta immagini, segni. Pertanto non possono essere né espliciti, né evidenti. Per cui con essa non si può raccontare la realtà, ma solo l’immagine che ognuno di noi ha del suo ricordo.

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