DESIGN

Il design come lo intendiamo è una scienza recente (cento anni o giù di li), nata per caratterizzare lo stile di un’epoca, insieme alla riproducibilità seriale dell’arte moderna, facendo riferimento ai saggi di Walter Benjamin , di Klaus Koenig e di Renato De Fusco. In effetti, fino all’uso delle tecniche industriali per la realizzazione di pezzi di arredo, l’unicità conferiva valore artistico ad ogni funzione. Quando si scoprì che la macchina poteva riprodurre in serie gli stessi valori  del pezzo unico, personalizzando con diversi  modelli la stessa funzione, si studiò il modo di attribuire valore artistico al disegno di oggetti di uso comune, strappandoli a chi fino ad allora poteva considerarsi unico proprietario.

La saliera di Benvenuto Cellini, rappresenta tutt’ora un omaggio all’amore e al prestigio di Francesco I di Francia,  suo storico proprietario.

La chiave, il chiavistello o il decoro di una serratura giusto per fare un esempio, arricchivano il portone di un edificio nobiliare  fintanto che la Yale non consentì con il massimo di sicurezza, di raggiungere lo stesso fine e a poco prezzo.

Lentamente però la forma fine a se stessa, ha preso il sopravvento e a parte alcuni pezzi di alta qualità disegnati da famosi architetti e che resistono al passare degli anni, il design  si è trasformato in una corsa  verso la trovata, l’idea di giocattolo funzionale (?) per arredare  un ambiente anonimo: nelle fiere del mobile si possono trovare  cose volgari, dove la poltrona è rappresentata da una mano aperta, o sedie con uno o tre piedi soltanto, che richiedono sforzi di equilibrismo rischioso.

Ma tornando all’origine, ai Maestri che nella prima metà del ‘900 produssero pezzi di culto, veri monumenti da museo oltre che utili soggetti per un arredo raffinato, questi avevano avuto l’intelligenza  di seguire la funzione e di attribuirgli una forma; non viceversa!

Le Corbusier,  Breuer, EamesScarpa e Magistretti (ma il numero si può allungare di molto)  ci  hanno  offerto  prototipi  e  serie  che,  a  distanza di venti anni, conservano attualità assoluta collocandoli tra le forme che avevano dato lustro agli interni nei secoli scorsi.

prof arch nicola pagliara